LESS IS BETTER, il Consumo di Carne in Modo Intelligente

reducetarianesimo

Il consumo di carne compiuto in modo intelligente è sempre più al centro dell’attenzione mondiale, manifestazioni come EXPO 2015 ne sono la prova. Ma diminuire il consumo di carne, in linea con la filosofia less is better, può davvero cambiare le sorti del pianeta e del sistema alimentare mondiale? Capiamone di più.

Negli ultimi anni abbiamo iniziato a interessarci di più della nostra alimentazione, abbiamo cominciato a scegliere e a informarci su quello che finisce ogni giorno sul nostro piatto, e abbiamo capito il significato e le conseguenze delle esagerazioni nella nostra dieta. Dare peso a ciò che ci nutre è il passo fondamentale che ogni persona dovrebbe compiere, per iniziare a vedere il mondo non solo come un grande supermercato a cielo aperto, ma una risorsa limitata, da curare e rispettare.

La carne è parte di questo cambiamento epocale che la cultura dell’alimentazione sta vivendo, e, soprattutto per noi occidentali, è un argomento che assume di giorno in giorno sempre più importanza a livello alimentare e ambientale. Per decenni è stata data troppo poca importanza a come veniva prodotto questo alimento, di cui in moltissime occasioni abbiamo abusato, e non abbiamo mai avuto la percezione del suo impatto su di noi e della sua “impronta ecologica” sul pianeta.

Ora, complice anche una diffusa tendenza chiamata Reducetarianesimo, stiamo iniziando a capire che una “qualità garantita” è di gran lunga migliore rispetto a una quantità spropositata e, soprattutto, di origine sconosciuta.

20141025194101-Reducetarianism

Perché diminuire il consumo di carne? E’ presto detto, anzi, ce lo dicono sia i ricercatori, sia slow food, che da anni si batte per un allevamento sostenibile:

1- Fa bene a noi e al nostro organismo: nei paesi sviluppati il consumo di carne è esagerato, se ne fa un uso troppo diffuso e questo aumenta le possibilità di avere problemi legati all’apporto esagerato di grassi animali. Inoltre il massiccio uso di antibiotici sugli animali negli allevamenti intensivi rende i batteri sempre più resistenti alle cure. Meglio meno carne sul nostro piatto ma con una provenienza certificata e sicura.

2- Ci rende più sostenibili: l’impatto ambientale degli allevamenti è altissimo e gli allevamenti hanno contribuito in maniera decisiva alla perdita di biodiversità del pianeta, ricorrendo solo a razze ibride adatte all’allevamento intensivo. Meno inquinamento, più biodiversità.

3- Rende più felici gli animali: un animale allevato con i metodi tradizionali, possibilmente libero di muoversi e di alimentarsi quando e come crede, rende la sua carne più sana (e gustosa). Il rispetto della dignità animale è sicuramente una delle basi da cui partire per ripensare l’allevamento moderno.

Sta tutto nella valorizzazione delle tipicità e nel consumo intelligente, nella scelta critica, e nella nostra curiosità che ci può permettere di scoprire carni e pezzature molto diverse dal solito “filetto”. Carne una o due volte a settimana, valorizzando e comprendendo bene ciò che mangiamo: è un piccolo passo per ognuno di noi, che fa del bene per tre.

Lucia Bonan | Food & Green Author

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *